mercoledì 11 settembre 2013

Quelli che... Oggi inizio la dieta!

E' inutile girarci intorno, mettersi a dieta è qualcosa che solo chi ha provato può comprendere. Giusto per chiarirci, nella mia vita ne ho fatte di diete (sappiate che non tutti i dietisti hanno questo vantaggio, per la buona parte sono "eletti" che non hanno mai avuto un chilo superfluo...), e so quindi bene di cosa parlo.
Sono sicura che in molti ci si riconosceranno, e mi farebbe piacere se anche qualche collega leggesse questo post.
Dopo anni e anni di diete, prima da attore e poi da regista, ho capito che esistono delle vere e proprie  fasi della dieta. Proverò a descriverle.
La prima fase è senza dubbio quella del disagio, motore scatenante di tutto.
Può essere indotto da un qualsiasi evento, come un (poco educato e poco edificante) commento, l'arrivo del caldo (ci si toglie il cappotto e puntualmente arriva l'attacco di panico), un vestito che non entra o che vediamo in vetrina o su un catalogo ma sappiamo essere fuori dalla nostra portata (in senso "fisico"), una foto che ci fa apparire più "grassi" di quello che pensavamo, una rivale in amore, più raramente (benché sia la cosa più importante) la preoccupazione per la nostra salute o un dolore fisico causato o aggravato dai chili di troppo (che il nostro medico si sarà senz'altro poco delicatamente premurato di farci notare). Generalmente chi ha qualche chilo di troppo, pochi o molti che siano, vive un disagio perenne, ma è uno di questi casi sopradetti che scatena quel moto inconfondibile che potrebbe farci smuovere le montagne e dire "stavolta ce la farò!".
A questo punto c'è un bivio: chi decide di affidarsi ad un esperto (che, se lo fosse davvero, sarebbe una scelta saggia), chi corre in edicola o, più recentemente, su google a cercare sotto la voce "dieta rapida" o similari, chi invece ricorre al  buon vecchio fai-da-te (non sempre corretto e non sempre del tutto sbagliato).
Il fai-da-te raramente è diverso da: poco o niente pasta e pane, poca o nessuna colazione, frutta a volontà, verdura lessata, quintali di carote o lattuga, niente o poco olio, carne o pesce "ai ferri", non sia mai qualcosa di saporito. Bisogna soffrire anche culinariamente (e fidatevi che quelle cose non le mangerete mai più in tutta la vostra vita, tanto le odierete... Personalmente non mi parlate più di zucchine lesse o di simmenthal!).
La seconda fase comincia il fatidico lunedì che molti di noi ben conosce (sarò scaramantica, ma dopo le mie personali esperienze sconsiglio ai miei pazienti di iniziare qualsiasi tipo di rivoluzione alimentare di lunedì; non so, è una specie di associazione mentale che mi sono costruita inconsciamente tra i lunedì e le cose destinate a non durare!): l'inizio della dieta.
Il primo giorno va tutto bene fino a più o meno le tre del pomeriggio. Fino a quell'ora ci sentiamo fieri ed orgogliosissimi, facciamo sfoggio di pacchetti di crackers e mele a scuola o a lavoro, pranziamo poco o niente... E poi, puntualissima, arriva la fame di dopo pranzo. Tipica. Qualcuno resiste, qualcuno cede ad un piccolo sgarro, ma in genere i buoni propositi hanno la meglio e così si tira avanti per altri due o tre giorni, in cui arriva la terza fase: quella che io chiamo la luna di miele.
La fame ci è passata, ci sentiamo benissimo, iniziamo anche a fare un pò di sport. Non c'è pasticcino che ci tenti, siamo concentrati sul nostro obiettivo e nulla ci fermerà! In questa fase arrivano anche i primi risultati: perdiamo quei due chiletti dopo i primi sette-dieci giorni e questo ci sprona ancora di più.
Ma il nemico è in agguato...
La quarta fase, critica, è quella dello sgarro. Generalmente non arriva prima di due settimane, anche perché di solito cerchiamo sempre di non iniziare la dieta in coincidenza di feste, ricevimenti e occasioni varie.
Lo sgarro, per quello che vedo (e che ho sempre fatto anch'io), è la fase peggio gestita da chi segue una dieta, ed è quasi sempre ignorato dai dietisti. Come se rifiutassero l'idea che possa succedere (già da questo potete riconoscere il dietista non è mai stato a dieta in vita sua).
La reazione tipica allo sgarro, quello vero, è "vabbè, oggi la dieta è andata, faccio quello che mi pare per tutto il giorno" (il trucco per perdere peso e non riprenderlo è proprio imparare a non ragionare così, ma di questo parleremo in futuro). Qui c'è un altro bivio: quelli che poi non ce la fanno a riprendere la dieta, e quelli che vanno avanti.
Chi interrompe a questo punto la dieta sentirà di aver fallito, sarà depresso o semplicemente rassegnato, riprenderà più o meno velocemente  i chili che ha perso e aspetterà il prossimo input per ricominciare. Qualche fortunato non riprenderà tutti i chili che ha perso e, al prossimo input, si troverà avvantaggiato. Ma, ahimè, è raro che succeda (benché possibile e dunque realistico valutare di riuscirci).
Chi va avanti, a sua volta si dividerà in due gruppi: quello con una dieta "più realistica", e quello con una dieta "completamente insostenibile".
Differiscono per il tempo che ci mettono a giungere alla stessa conclusione, a meno ché non siano stati seguiti da qualcuno con un pò di sale in zucca che, nel frattempo, ha fatto loro un minimo di educazione alimentare (cioè ha spiegato un po' come funzionano gli alimenti e come comportarsi con le varie categorie di alimenti): la conclusione è che non si può pensare di mangiare come quando si è a dieta sempre e per sempre. A questo punto l'abbandono di chi è stato seguito da un vero dietista sarà parziale, ma i più (seguiti da un dietista "poco furbo", diciamo così, o che hanno seguito le diete di siti internet, diete con nomi e nomignoli, del giornale, o fai-da-te) si troveranno completamente spiazzati e, non sapendo assolutamente come comportarsi, un bel giorno decreteranno che la dieta (finché durano i risultati) è finita e torneranno a mangiare esattamente come prima. Questa fase io la chiamo ad libitum.
Chi, come me, ha fatto diete sin da quando aveva dodici anni sa bene che tutto questo ha un andamento ciclico. Ogni tanto riprende da capo, e può andare avanti così una vita.

Parlare è facile, lo so. Ci ho anche un po' ironizzato sulla questione in questo post, ma so che è difficile che si viva tutto questo serenamente.
Però penso anche che vedere nero su bianco quello che ci è sembrata sempre una specie di tragedia possa in qualche modo ridimensionare la cosa: insomma, ridere un po' di noi stessi qualche volta ci aiuta ad affrontare la vita in maniera un po' più serena!
Quando ripenso alla mia adolescenza caratterizzata da eterni fallimenti "dietetici", rileggendo le pagine disperate dei miei diari, non posso certo dimenticare quello che si prova. Ma a maggior ragione mi sento di riderci su, perché in fondo dovremmo ricordarci che innanzitutto dimagrire non è la panacea di tutti i nostri mali psicologici, e che eliminare la componente "tragedia" di solito aiuta ad affrontare le cose con più razionalità e, quindi, ad avere più probabilità di riuscita.
Con questo post ho voluto ricordare a chi vive il disagio del sovrappeso che non è il solo a vivere e aver vissuto questi problemi, e che c'è qualcuno che può capire la cosa. Talvolta indossa un camice e, anche se  quei chili di troppo non si vedono più, sa di cosa parla. Non è sempre un orco cattivo che "che vuoi che ne sappia".
E fidatevi, converrà con me che... le diete fanno male!!!

Se avete voglia, commentate raccontandomi le vostre esperienze o dandomi le vostre opinioni.
A presto!

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